Al lavoro, Mammavvocato!

Si può essere mamme e professioniste allo stesso tempo? L’intervista di oggi ci parla di equilibri, sacrifici, pro e contro della libera professione di una nuova mamma blogger.

Per la rubrica Al lavoro, mamma!

Al lavoro mamma

ecco Giulia, presente in rete col nome in codice di Mammavvocato. Indovinate che lavoro fa? Giulia è avvocato di provincia e lavora come libera professionista nel suo studio.

Questo è il suo Mom Identikit:

Mom Identikit Mammavvocato

Giulia, ci sono differenze nel lavoro tra prima e dopo essere diventata mamma? Quali?

Sì, moltissime. Intanto, prima collaboravo con un altro studio e ne seguivo regole e orari. Ho lavorato sino all’ultima settimana anche se riducendo gli impegni nelle ultime due. Il mio sforzo però non è stato ripagato, perciò, un po’ per forza un po’ volontariamente, ho dovuto “svincolarmi” e imparare a gestirmi autonomamente. Le ricadute, sia dal lato economico che dal punto di vista dell’appoggio professionale, sono state negative ma ho guadagnato in flessibilità e serenità. Prima uscivo di casa alle 7.45 e rientravo alle 19.30/20.00, quando non avevo impegni serali extra-ufficio (allora esistevano!!!). Ora cerco di andare a prendere mio figlio alla materna entro le 17.30 almeno tre volte a settimana, gli altri giorni rientro al massimo per le sette e sopperiscono i nonni o il marito, anche se con  sforzi di coordinamento e spostamenti spesso a mio carico. In compenso ho tagliato pausa pranzo e tempi morti e a volte studio dopo che il bimbo è a nanna.

Trovi delle difficoltà nella gestione di casa e famiglia?

Certo! Come tutti, credo. Purtroppo, pur non dovendo “timbrare il cartellino”, devo trascorrere un certo numero di ore in ufficio, fissare appuntamenti in orari comodi per i clienti (ad esempio dopo le 18.30 e il sabato mattina) e adeguarmi agli orari delle cancellerie e delle udienze. Nessuno tiene conto degli impegni familiari degli avvocati. Parimenti, nè le insegnanti nè le istituzioni (ad es. i servizi sanitari o il pediatra) e gli esercizi commerciali tengono conto degli impegni professionali dei genitori. Per ora comunque credo di cavarmela  abbastanza bene, grazie alla flessibilità ed ai “santi nonni” (non solo come amorevoli “baby sitter” ma anche, all’occorrenza, come aiutanti per piccole incombenze, stiro & cucina). Non so ancora come mi organizzerò per le c.d. “feste di Natale” o per l’estate, qualche sistema troverò. Il lato negativo della libera professione è che non esistono ferie, permessi e malattie retribuite. Se non lavori, non guadagni. Punto. Il lato positivo è che a volte hai maggiori margini di manovra.

Cosa fai per superarle?

Organizzo, chiedo aiuto e recupero negli orari più impensati. E poi mi rassegno a non essere perfetta come “donna di casa” e “mamma”, cercando di esserci nei momenti che ritengo veramente importanti. Sul lavoro c’è poco da fare, non si può tralasciare nulla, quando c’è si fa. Quando ho più tempo mi porto avanti in tutto ciò che posso.

Quali misure si potrebbero adottare per favorire davvero la conciliazione di maternità e lavoro?

Intanto, orari scolastici più lunghi e flessibili. Da occupare con attività ludico, musicali e/o sportive, non solo con l’insegnamento classico, ovviamente. D’altro canto, che senso ha chiudere le scuole il mercoledì pomeriggio quando per qualunque genitore lavoratore a tempo pieno NON è in vacanza? Stesso discorso per l’estate. E poi a mio parere si dovrebbero  prevedere congedi di paternità obbligatori per i papà, nella misura di mesi, non giorni. In questo modo diventerebbe indifferente assumere uomini o donne e si farebbero passi avanti sostanziali verso la parità di diritti e doveri. Certo, il costo del lavoro imposto dallo Stato dovrebbe tenerne conto e così pure le retribuzioni del personale della scuola: per questo, purtroppo, so che le mie proposte sono pura utopia.

Dai un consiglio alle mamme lavoratrici che ci leggono.

Se vi piace il lavoro che fate o l’indipendenza (va beh, diciamo, quel po’ di autonomia) che vi garantisce, non mollate. Dobbiamo dimostrare con l’esempio ai nostri figli ed alle nostre figlie che si può essere donne, madri e professioniste, se lo si vuole. E poi i figli crescono e bisognerà lasciarli andare. Con questo non voglio dire che si debba esagerare e vivere per il lavoro. Sono convinta che nessuna occupazione, seppur ben retribuita, valga quanto il sorriso di mio figlio o certi momenti passati con lui. Lo scrivo per ricordarmelo io per prima. E’ innegabile, poi, che fare la mamma a volte è più faticoso che lavorare in ufficio e anzi, davanti alla scrivania mi sento quasi a riposo!!!

E per finire, libero spazio allo sfogo: tutto quello che non hai mai osato dire/chiedere/gridare!

Sono una donna, una madre ed una professionista. Non sempre nello stesso ordine.

Eppure, come credo accada a tutti, la maggior parte delle persone non riesce a vedermi ” a tutto tondo” e, sul lavoro, vengo discriminata in quanto donna e giovane (è questo è innegabile), tra le mamme casalinghe in quanto “lavoratrice a tempo pieno”, tra altre donne lavoratrici dipendenti in quanto, a loro parere, “privilegiata”. Insomma, pare che non sia mai adeguata a nessun contesto e questo mi infastidisce, soprattutto perchè sono le altre donne, spesso, le prime a “discriminare”. Vorrei riuscire a non dover sempre lottare per dimostrare quanto valgo e far entrare nella zucca di molti “retrogradi/e” che l’equazione “giovane e mamma = incapace/distratta/assente” è solo nella loro testa, non nella realtà!!!

 

Grazie Giulia per averci raccontato la tua esperienza. Spesso mi trovo sulla tua stessa lunghezza d’onda: è difficile sentirsi adeguate e trovare il giusto equilibrio tra i vari ruoli che ricopriamo, ma ce la mettiamo tutta e non molliamo. Lascio aperta la parentesi vacanze scolastiche, che credo sia un grosso cruccio per molti genitori che lavorano. I due mesi estivi all’asilo diventano tre abbondanti con la scuola e non c’è nonno, vacanza al mare o montagna, oratorio o centro estivo che tenga: sono troppi!!!!

Se anche voi vorreste dire la vostra in tema maternità e lavoro, mandate una mail a info.mammaalcubo@gmail.com e sarete le protagoniste delle prossime interviste.

Al lavoro, mamme!

 

11 thoughts on “Al lavoro, Mammavvocato!

  1. gab Risposta

    bella questa intervista!
    ho cominciato la mia storia di mamma con un lavoro a tempo “molto” pieno, che poi ho dovuto lasciare per grandi e gravi ritardi di stipendi. Ora sto cercando di ricostruirmene uno da free-lance e da casa e vi dirò che a volte è snervante non avere orari precisi, e essere a casa sempre, con o senza “nana” nei paraggi. E la casa? oh be’, ne risente tanto quanto prima, quando lavoravo fuori 😛

    • Mammaalcubo Autore articoloRisposta

      Ah sì, che lavori da casa o fuori casa i mestieri non sono il primo e unico pensiero (nel mio caso anche quando non lavoravo ihihih). In bocca al lupo con il piano B, se vuoi sfogarti qui o raccontarlo meglio sei sempre la benvenuta 🙂

  2. gab Risposta

    CREPI! faccio andare avanti un altro po’ questo piano B e poi ti racconto (o mi sfogo, a seconda di come sarà andata insomma) 🙂
    Intanto ti dico che disegnare mi ha quasi salvato la vita di mamma e donna in carriera, eheh!

  3. Beat Risposta

    Bella intervista! Dopo 20 mesi di inattività (anche io ho lavorato fino all’ultima settimana e anche io non sono stata ripagata, anzi….) in cui ho cercato di ricominciare a lavorare pur avendo problemi a gestire nano e colloqui, ora sembra che mi venga data una chance. Anch’io come freelance (quindi ovviamente niente compenso fisso ma flessibilità e soddisfazioni, se va bene) e ora ho PAURA. Dopo 20 mesi a fare la mamma h24 quasi non mi ricordo come si fa ad essere anche donna e professionista, ma sopratutto ho paura a DELEGARE. Ho anche io la fortuna di avere dei nonni (materni) favolosi ma non bastano…e sopratutto anche se mi lamento per la stanchezza infinita, sono talmente abituata a pensare io a tutto, ad essere super mamma e super padrona di casa che ora guardo alle mamme lavoratrici e mi chiedo: “ma come fanno?? Come farò?”. Sono d’accordo con le riflessioni di Giulia, mi hanno fatto pensare e dato speranza…forse si può fare! Vi saprò dire. Per ora ho solo paura (ma anche la speranza di tornare ad essere quella che ero un tempo, dai!)

  4. MammaPiky Risposta

    Inutile dirti che mi rivedo in ogni parola e che le cose sono complicate da gestire, però io rotta l’ho cambiata, per lo meno sto cercando, perché non posso perdermi la loro vita che va e per questo sono pronta a sacrificare anche il lavoro. Mi sto buttando nel settore imprese e ho cambiato un po gli orari…va meglio.

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