Al lavoro, Seavessitempo!

Buon giovedì! L’intervista di oggi per la rubrica Al lavoro, mamma!

Al lavoro mamma

ha come ospite una Marina,  mamma blogger di Seavessitempo. Si definisce

una mamma in via di ridefinizione; cerco di scoprire dove sto andando e  nel frattempo un po’ mi godo il panorama e un po’ sbatto la testa contro il muro

e dall’intervista si intuisce qualcosa…

Ecco il suo Mom Identikit:

mom identikit se avessi

Che lavoro facevi Marina prima di diventare mamma?   

Ero impiegata in una multinazionale, mi occupavo di contratti e policy aziendali dall’offerta fino al post fatturazione. Amavo molto il mio lavoro, l’aspetto più intrigante era l’essere ogni giorno in contatto con colleghi di tutto il mondo.

Hai scelto tu di licenziarti o non ti hanno lasciato scelta?

Diciamo che sono stata accompagnata alla porta, anche con un certo riguardo, niente da dire sul momento. La sede in cui lavoravo è stata trasferita, in quel momento non l’ho vissuto come qualcosa di “personale”. Solo mesi dopo ho realizzato quanto non fossi lucida, avevo la mia seconda bimba di pochi mesi. Solo DOPO mi sono accorta che avrei potuto tranquillamente continuare a lavorare se solo mi fosse stato concesso di appoggiarmi a un’altra sede e lavorare in parte da casa (cosa abbastanza comune in quell’azienda). Come dice Ligabue, non è il male né la botta, ma purtroppo è il livido.

Cosa cerchi di fare in questo momento e cosa vorresti per il futuro?

Dopo aver perso il mio lavoro “storico” – l’avevo fatto per dieci anni – ho avuto un’altra esperienza di circa un anno in un’altra azienda, una sostituzione di maternità. Quando è finita sentivo davvero forte il bisogno di imparare a pensare diversamente, di avere tempo per seguire le mie figlie, soprattutto di smettere di colpevolizzarmi per la difficoltà di conciliare tutto. Quello che vorrei ora è… il tempo di guardare dalla finestra. Non ce l’avevo mai. Per il futuro quello che desidero è quello che vorremmo tutte, un lavoro che mi permetta tempi “umani”.

E’ possibile reinventarsi? Come?

E’ possibile certamente, è una specialità delle donne. Credo che la cosa più importante sia fermarsi un momento e riflettere su cosa si vuole; per me un passo molto importante è stato riscrivere il curriculum vitae: mi è servito a riordinare le esperienze, a capire i miei punti di forza e la direzione in cui volevo andare. Credo sia un esercizio utilissimo da fare periodicamente, per controllare la rotta.

Quali misure si potrebbero adottare per favorire davvero la conciliazione di maternità e lavoro?

Asili nido pubblici. Mancando quelli, tutti i bei ragionamenti a seguire non stanno in piedi. Ho fatto il conto, e il nido per due figlie mi è costato circa 25.000 euro, ringraziando il cielo di avere l’aiuto della mia famiglia per malattie ecc. . E poi, per favore mettiamoci d’accordo sulla flessibilità; caro datore di lavoro, non è che la flessibilità è bella se io mi fermo in ufficio più a lungo in caso di bisogno, se faccio cose che vanno oltre la mia mansione perché “siamo una squadra”, se salto la pausa pranzo in una giornata critica, e diventa improvvisamente brutta se ti chiedo un aggiustamento di orario o due ore di permesso per andare a un colloquio con la maestra, o di lavorare domani da casa.

Dai un consiglio alle mamme che vorrebbero lavorare ma non riescono a farlo.

Per prima cosa valutate bene le vostre risorse. Che orari potete permettervi? Avete quattro nonni e otto nonnibis superdisponibili o siete sole con la babysitter? Vi servirà a capire che tipo di ricerca fare. Fatto questo, come già detto una bella spolverata al cv e una bella lettera di presentazione, se possibile un po’ personalizzata a secondo di a chi la mandate. E poi, ragazze, è vero, è durissima, ma non scoraggiamoci. Passerà questa buriana prima o poi.

E per finire, libero spazio allo sfogo: tutto quello che non hai mai osato dire/chiedere/gridare!

Quelli che eh ma noi usiamo per la gestione fatture il sistema operativo Cippirimerlo Graffiti Rupestri, che gira solo su Commodore 64, vedo qui che lei non lo conosce… Santo cielo, IO NON SONO UN CEPPO DI LEGNO! Ho imparato a fare le meringhe, a tagliare le unghie a un neonato, a usare applicativi sviluppati DOPO il 2000, scommettiamo che imparo a usare anche Cippirimerlo?

Quelli che eh, lei ha tutti i requisiti… ma noi cerchiamo una persona di meno di 29 anni. E allora mettetevi seduti comodi, perché di 29enni laureati con 10 anni di esperienza in ruoli organizzativi disposti ad accettare un tirocinio secondo me non ce n’è proprio a mazzi.

Quelli che eh, lei ha figli… ovviamente metterà la sua famiglia al primo posto. Certo che lo faccio. Lei no? E la SUA famiglia, lo sa?

 

Grazie Marina per questa bellissima intervista. Rilancio in particolare la tua ultima frase, capitata anche a me in svariati colloqui in passato: in molti chiedono tutta la tua vita in cambio di uno stipendio e si inorridiscono al pensiero che tu possa pensarla diversamente. Contenti loro…

Posso dire lo scoop??? E’ la seconda volta che le mie interviste portano fortuna a chi sta cercando lavoro (se il numero aumenta significativamente potrei farci un business prima o poi!): pochi giorni fa ho saputo che Marina è stata chiamata per una supplenza. Magari non sarà il lavoro della vita (ammesso che esista), ma non posso che essere felicissima di questa bella novità.

Per le prossime interviste scrivete a info.mammaalcubo@gmail.com, nel frattempo “Al lavoro, mamme!”

3 commenti su “Al lavoro, Seavessitempo!

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