Al lavoro, SlowMom!

Iniziamo con la prima intervista alle mamme sul tema lavoro, inaugurando ufficialmente la rubrica Al lavoro, mamma! che sta già raccogliendo diversi contributi interessantissimi.

Al lavoro mamma

Oggi vi presento Samantha, alias SlowMom, mamma di due gemelli, moglie e blogger. Sul suo blog trovate un bellissimo manifesto della lentezza e del perchè ha scelto questo nome per il suo blog:

Ho un gran rispetto per il tempo perciò rallento.
Mi concedo tempo e spazio per conoscere i miei limiti, per imparare qualcosa, per ascoltare, per migliorarmi, per godermela.
E lo stesso trattamento lo riservo a mio figlio.

Ecco il suo Mom Identikit:

mom identikit SlowMom

Samantha, che lavoro facevi?   

Ero una dei cosiddetti Servizi Affari Generali in azienda cioè preparavo la documentazione per partecipare alle gare d’appalto, traducevo documenti, organizzavo la partecipazione alla fiera di settore.

Hai scelto tu di licenziarti o non ti hanno lasciato scelta?

Ho scelto io.

Cosa cerchi di fare in questo momento e cosa vorresti per il futuro?

In questo momento sto cercando di essere la madre migliore che posso essere e di esserci, soprattutto.

Domani vorrei scoprire chi sono diventata dopo essere diventata mamma. Che persona c’è sotto, cosa posso fare di diverso, di nuovo, come posso rimettermi in gioco nel mondo degli “adulti”.

E’ possibile reinventarsi? Come?

Dicono di sì e io ci voglio credere.

Appena scopro come si fa ve lo racconto. Intanto provo a crederci sul serio e ad essere positiva. È già un punto di partenza!

Quali misure si potrebbero adottare per favorire davvero la conciliazione di maternità e lavoro?

Ehm, bella domanda. Siamo distanti anni luce, credo. A me sembra una società tutta impostata al di fuori della famiglia più che sulla famiglia, insomma.

Le prime misure che mi vengono in mente:

1. Sincronizzare gli orari delle scuole con quelli lavorativi. Mediamente c’è uno scarto di un paio di ore, se va bene, che sono quelle che costringono i genitori  a ricorrere a nonni, baby sitter per non parlare di chi fa i turni.

2. Asili aziendali con tariffe agevolate.

3. Flessibilità del congedo parentale: ci sono picchi di lavoro e momenti di stanca in parecchi mestieri, perché non dare la possibilità sia a madre che a padre di seguire questo andamento e stare a casa quando si può?

4. Part time veri e seri e a scadenza e rotazione! Tu che hai il figlio 18enne mettiti una mano sul cuore e lascia il posto ad una neo-mamma! Scommettiamo che suo figlio ha maggiori necessità del tuo?

So che questo è un argomento scomodo… per chi ha avuto un privilegio, cederlo significa perdere la dignità quasi, una mancanza di rispetto inaudita. Che fine ha fatto l’empatia tra madri?

Dai un consiglio alle mamme che vorrebbero lavorare ma non riescono a farlo.

Purtroppo servirebbe anche a me un consiglio serio. Ahahahahaha! Scherzi a parte, penso che volere sia potere ma non ho formule magiche.

Nel mio caso, so che potrei fare di più, potrei mettermi più in gioco, mandare cv ma mi sento “bloccata” ancora sulla mia posizione di mamma h24 ed avendone la possibilità me lo voglio godere appieno. Forse a volte il difficile è proprio lanciarsi e accettare nuove sfide anche se sembrano più grandi delle nostre competenze.

E per finire, libero spazio allo sfogo: tutto quello che non hai mai osato dire/chiedere/gridare!

Caro capo uomo ottuso, già solo per il fatto che non hai mai avuto le mestruazioni, non puoi capire la potenza di una donna. E non dire che te ne accorgi quando le ho perché sono talmente più forte di te che ti faccio anche il sorriso mattutino nonostante uno scomodo assorbente proprio lì.

Cara capa donna acida, se sei anche madre ma in generale perché sei donna, dovresti capire le richieste di una neomamma lavoratrice, non deridere e giudicare o pensare di essere di più di una che non lascia suo figlio 12 ore ad una babysitter.

Sono scelte di vita diverse. Punto e a capo. Abbracciamoci e lavoriamo come sorelle. Scommetto che saremmo più produttive che se ci facciamo la guerra.

Cara collega che vuoi correre a casa alle 14 per preparare la pasta al forno per il tuo bambino 25enne che esce dall’università…io non ti capisco. Ti sei dimenticata le notti insonni, la tetta sempre di fuori, la febbre alta che si porta dietro un “mammaaaaaa!!!!” ogni 5 minuti? Ti sei dimenticata tuo figlio che chiede perché non ci sei mai?

Non costringermi anche tu a licenziarmi, cedimi il tuo part-time preziosissimo come io lo cederò alla prossima che vivrà questa esperienza totalizzante e che guarderò con benevolenza, le darò una gran pacca sulla spalla e le dirò ” ti capisco tesoro, ci sono passata anche io”.

 

Grazie Samantha per averci raccontato la tua esperienza e le tue idee.

Se anche voi vorreste dire la vostra in tema maternità e lavoro, mandatemi una mail a info.mammaalcubo@gmail.com e sarete le protagoniste delle prossime interviste.

Al lavoro, mamme!

7 commenti su “Al lavoro, SlowMom!

  1. elisabetta Rispondi

    Mi inchino davanti a SlowMum! Con due gemelli in un colpo solo non deve essere per niente facile… già è difficile con uno… non oso immaginare la cosa al quadrato!
    Mi associo con le lettere aperte del momento di sfogo… le peggiori restano sempre le colleghe, quelle che poi hanno già avuto figli sono le peggiori! Comprensione da-mamma-a-mamma pari a ZERO… per esperienza personale: 4 colleghe con 7 maternità accavallate nel giro di pochi anni… nessuna che abbia detto un grazie. Un abbraccio solidale Eli

  2. sandra Rispondi

    Fantastica la filosofia della lentezza: ho tanto da imparare da SlowMom!!!
    Niente da aggiungere sulle sue corrette riflessioni a parte un grossissimo in bocca al lupo sull’argomento “reinventarsi”!

  3. Alessandra Rispondi

    Ho un bimbo di 2 anni. Ho 4 colleghe mamme, tutte hanno il part time. A me non l’hanno detto per ovvi motivi (ce l’hanno già tutte). I loro figli hanno 6, 11, 13, 15, 16, 19, 22 anni.

    Le mani sul cuore qui non vanno di moda.

    • Mammaalcubo Autore articoloRispondi

      Che tristezza… dov’ero prima il part time lo hanno concesso negli anni d’oro ma le poche privilegiate erano mogli-sorelle-parenti di dirigenti, solo una l’aveva per necessità.
      Sembra così scandaloso in certe aziende nominarlo!

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