Genitori che insegnano la resilienza

È passato un mese tondo tondo da quando in Lombardia è scattata l’allerta Coronavirus che ha annullato le gite e gli eventi, chiuso le scuole, fermato gli sport e dato inizio all’era dello smartworking. Un mese che ha portato a restrizioni sempre più diffuse in tutta Italia, un mese che ha portato via tante, troppe persone, e che ci sta chiedendo in ginocchio di stare chiusi in casa ed evitare qualsiasi contatto sociale per tentare di rallentare e far finire presto il contagio. Un mese dove “resilienza” è diventata la parola d’ordine, forse l’unica insieme a “speranza”.

Un’emergenza che riguarda tutti

Ci siamo dentro tutti stavolta. Ci sono gli anziani, che sono le persone più a rischio e stanno pagando il prezzo più alto di questa pandemia. Ci sono gli adulti, che a quanto pare il più delle volte sono portatori sani, spesso non hanno sintomi ma possono trasmettere facilmente il virus. E poi ci sono i bambini, che sembrano i più immuni al male in questo scenario di guerra ma che forse stanno portando un peso grande tanto quanto il nostro.

Stiamo chiedendo loro di fare un sacrificio grandissimo: li stiamo privando della parte più bella e spensierata della vita, quella in cui dovresti solo pensare a giocare, imparare, costruire, sognare, fare amicizia, sentire l’affetto e la sicurezza di una famiglia che fa di tutto per proteggerti e farti stare bene.

Questo non lo possiamo garantire, adesso. Non sappiamo se li stiamo proteggendo abbastanza. Qualcuno ha cantato dai balconi per farsi e fare coraggio, alcuni di noi hanno dipinto arcobaleni con lo slogan #andratuttobene, ma in realtà non lo sappiamo come usciremo da questo momento che sta capovolgendo il mondo. Di sicuro saremo diversi.

Reagire allo tsunami emotivo

Quando tutto quello che facevamo con frenesia si è fermato e la quotidianità si è trasformata, ci siamo trovati tutti in balia di uno tsunami a cui non eravamo preparati. Io e mio marito ci siamo adattati in fretta a lavorare da casa, era già capitato qualche volta e in fin dei conti l’informatica è flessibile, con un computer e una connessione puoi lavorare da qualsiasi parte del mondo. La cosa difficile è stata far bastare 80 metri quadri a quattro persone che contemporaneamente avevano bisogno di uno spazio di lavoro per tante ore ogni giorno, moltiplicato per un numero di giorni incognito.

Tagliare ogni relazione “reale” di colpo e dover stare tutti insieme in uno spazio ridotto, cercando di mantenere una parvenza di normalità durante il propagarsi di una malattia subdola e contagiosissima è una grande sfida. Penso poi a chi è meno fortunato di noi e vive situazioni davvero difficili, che in uno scenario del genere diventano macigni.

Sta diventando una gara di resistenza, dove non vince chi arriva per primo ma si vince solo se sappiamo sopportare, adattarci, reinventarci e se siamo capaci di farlo tutti quanti insieme, rimanendo lontani.

Allenarsi alla resilienza

Passati i primi giorni di sconvolgimento e smarrimento, adesso la partita si gioca tutta sulla resilienza. Secondo il dizionario, la resilienza è la capacità di assorbire gli urti da parte di un materiale senza spezzarsi. Ecco allora che il modo migliore per non rompersi emotivamente non è essere rigidi e credersi indistruttibili, al contrario per essere resilienti serve essere elastici, serve imparare ad assorbire i colpi rimanendo in piedi, serve capacità di adattamento.

È proprio per questo che dobbiamo cercare dentro noi stessi la forza per non cadere e, allo stesso tempo, dobbiamo stringerci alle persone che amiamo per sostenerci a vicenda.

Non serve lamentarsi come un fiume in piena e scaricare tutta la nostra negatività sugli altri, non serve cercare un colpevole ad ogni costo, non serve angosciarsi. Ciò che ci serve è allenare quanto più possiamo la nostra resilienza per vincere questa partita e trovare un senso a questo momento di crisi.

Arriverà il momento di ricostruire: noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, le nostre amicizie, la nostra nazione.

Chi ci pensa ai bambini?

Mentre i medici sono in prima linea e stanno facendo miracoli per cercare di salvare il maggior numero di vite, noi dalle trincee cerchiamo di scoprire dove trovare le risorse per essere resilienti ed il compito più importante che abbiamo noi genitori è quello di aiutare i nostri bambini. Loro stanno facendo uno sforzo immenso e altro non possono fare se non fidarsi di noi, ancora più di prima.

La scuola si è trovata di punto in bianco a dover cambiare, rinunciando a quello che più la rende efficace: la relazione. Chi più, chi meno, sta facendo un viaggio nella didattica digitale e si è trovato a dover interagire in maniera massiccia con piattaforme, file da scambiare, test on line, video, schede… Gli insegnanti si sono dovuti reinventare e hanno dovuto trovare il modo di farsi sentire vicini a distanza. I ragazzi stanno facendo uno sforzo titanico nel gestire un tipo di apprendimento più indipendente e maturo, ma più povero di umanità e contatto. È vero che i più giovani hanno un feeling innato con la tecnologia ma, per usarla bene e per imparare ad imparare, l’educazione e la guida rimangono fondamentali.

Le amicizie passano attraverso una videochiamata Whatsapp. L’unico sport possibile è un risveglio muscolare davanti a YouTube (per i più esperti anche senza, ma non è il nostro caso!). I nonni si sentono al telefono e si organizzano i Meet di Google per poterli vedere in grande.

Di reale ci siamo solo noi genitori, nei casi migliori anche fratelli o sorelle. Siamo noi il loro tutto, la loro normalità, la loro giornata. Siamo gli organizzatori del tempo, i creativi, i motivatori.

Siamo noi a dover insegnare ai nostri figli la resilienza. Siamo noi a dover dar loro una speranza.

Forse non andrà tutto bene, questo vuoto e queste difficoltà ci segneranno per sempre. Forse per tornare alle nostre vite ci vorrà un tempo che ci sembrerà infinitamente lungo e forse non sarà mai come prima, ma se saremo riusciti a trovare anche solo un raggio di luce in questo buio, avremo vinto. Troveremo un senso e torneremo ad ammirare gli arcobaleni, quelli veri, abbracciandoci più forte che mai.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *