Una settimana milanese ai tempi del Coronavirus

Era un weekend come tanti, lo scorso fine settimana. Era appena uscita la notizia del primo paziente lombardo risultato positivo al Coronavirus, senza essere stato in Cina. Codogno, Codogno, Codogno: non potevi accendere la TV o sfogliare notizie e social con lo smartphone che sentivi parlare solo di quello. 50 km da casa mia, va beh che sarà mai? Ma poi nel giro di un paio di giorni i casi di contagio si sono manifestati in maniera esponenziale, tanto da spingere la Regione e le autorità del caso a prendere provvedimenti mai visti prima (intendo dalla sottoscritta, eh!).

Carnevale annullato

Sabato. Il primo evento a saltare è stato il Carnevale con la sfilata dei carri annullata. Avevamo pronti i costumi, tutti a tema: un’equipe medica, un sopravvissuto a una qualche guerra nucleare (in terza media stanno studiando le centrali nucleari e la prima guerra mondiale in questo periodo, così il giovane ha voluto costruirsi una finta maschera anti gas) e un hacker (non c’entra con il Covid-19, ma sempre coi virus ha a che fare!). Vista la decisione di tutti i sindaci della zona di sospendere i festeggiamenti, ho riposto i costumi in garage sperando di poterli riciclare l’anno prossimo.

Niente gita

Domenica. Subito dopo il Carnevale è stata la volta della gita di classe: il piccolo di casa sarebbe dovuto partire il giorno successivo per una gita di tre giorni in Liguria a cui – inutile che te lo dica – non vedeva l’ora di partecipare. L’anno scorso ha perso la due giorni a causa di una bella tonsillite con febbre a 39, quest’anno stesso regalo per colpa del microscopico cugino che sta prendendo possesso di un buon numero di persone. La comunicazione della ministra Azzolina di sospendere tutti i viaggi di istruzione in Italia e all’estero è arrivata con un tempismo fantozziano.

Scuola sospesa

Uno dopo l’altro si sono susseguiti a catena comunicati sempre più restrittivi: scuole chiuse tutta settimana, stessa sorte per chiese, oratori, cinema, musei. Allenamenti sportivi, partite ed attività extrascolastiche di qualsiasi genere ferme fino a data da destinarsi. “Lavate bene le mani”, “State a casa”, “Evitate il più possibile i luoghi affollati” erano i consigli che rimbalzavano da una parte all’altra. Intanto al telegiornale si susseguivano aggiornamenti convulsi sul numero di vittime e contagiati, i media hanno calcato la mano facendo terrorismo psicologico e la gente si è fatta prendere dal panico. Supermercati saccheggiati, mezzi pubblici e strade svuotati.

Lombardia, anno 2020. Porca miseria.

Un clima che chiamare surreale è poco, perché fermare (quasi) tutto dove si corre sempre è proprio un brutto colpo. Prendono in giro noi milanesi perché abbiamo fretta, dobbiamo fare tutto e subito… e invece guarda un po’ l’ironia della sorte. Bello scherzo di Carnevale, Covid!

Smartworking

E fu sera e fu mattina, lunedì. Marito annulla gli spostamenti dai clienti e lavora da casa, io vado lo stesso in ufficio ma recupero i computer per poter fare smartworking nei giorni seguenti.

Intanto ci si organizza chiedendo ai nonni qualche turno extra, in modo da non far stare i ragazzi davanti a tele o videogiochi un tempo esagerato mentre noi dobbiamo lavorare. Per la settimana il piano d’attacco sarà: compiti a casa al mattino, un po’ dai nonni, uscita in paese con passeggiata o breve giro in bici, serata film o sfida a Visual Game con squadre a rotazione (ho scoperto di avere un talento nascosto, le ho vinte tutteeeee!).

Intervento rimandato

Tutto sembrava incastrato a dovere, ci eravamo attrezzati per far fronte alla situazione e aspettavamo l’intervento del giovane rampollo, che martedì avrebbe dovuto liberarsi di un granuloma sull’alluce. Ma gli scherzi del Covid non erano finiti, e così anche dalla chirurgia pediatrica hanno dovuto rimandare gli interventi programmati non urgenti. Operazione balzata. Alè.

Il resto è storia, o cronaca, che tutti quanti abbiamo sotto il naso ad ogni ora. Coronavirus, di altro non si parla in questi giorni (eccezion fatta per la challenge bufala della scopa che sta in piedi ogni 3500 anni, confermato dalla Nasa, sì sì) e le conseguenze economiche si sono già fatte sentire senza un minimo di delicatezza.

Alla ricerca dei lati positivi

Ci sono stati però anche dei lati positivi in questa faccenda. Ho apprezzato moltissimo il fatto di poter risparmiare un’ora al giorno di macchina e di non dover correre da qualche parte o per accompagnare qualcuno entro un certo orario. Ho lavorato in ciabatte, ho camminato tanto in campagna, mio marito ha hackerato il tavolino Ikea della sala trasformandolo in uno nuovo, ci siamo concessi ritmi più rilassati e i bambini hanno dormito di più.

Siamo stati bene nonostante i disagi, ma la voglia di tornare alla nostra frenetica quotidianità è tanta. Chissà quanto durerà, chissà quando potremo tornare alla normalità, chissà se queste misure serviranno a qualcosa nel lungo periodo. Speriamo di mandare alla svelta in quarantena questo virus e ripartire, perché Milano non è capace di stare ferma. E nemmeno l’Italia.

Un nuovo modo di vedere le cose

Una cosa di certo ce la ricorderemo quanto tutto questo trambusto sarà finito: saremo stati capaci di vedere le cose in modo diverso. Avremo reagito ad un’emergenza sanitaria, economica, organizzativa. Avremo imparato a lavarci le mani, ci saremo inventati nuovi modi di lavorare, studiare, passare il tempo. Avremo cercato soluzioni, avremo sentito di più l’importanza delle relazioni.

[Forse chiuderanno le scuole un’altra settimana. La storia continua…]

2 commenti su “Una settimana milanese ai tempi del Coronavirus

  1. Mamma Avvocato Rispondi

    In effetti, dopo questa emergenza speriamo che nei bagni dei locali pubblici e aperti al pubblico, restino i saponi (che prima era arduo trovare) e nelle persone un pò più di igiene personale…Per il resto da noi il bliocco è iniziato davvero solo oggi ed è dura, però ci si deve adeguare e ci si attrezza per farlo.
    Avrei preferito una migliore gestione, misure più coordinate, comunicazioni più chiare ecc. ma quel che è stato è stato ed il governo che abbiamo è questo (e non sono neppure così sicura che all’estero stiano facendo davvero meglio, come dicono in molti).
    Tenete duro e buon lavoro da casa!

    • Mammaalcubo Autore articoloRispondi

      Tenere duro e adattarsi alle misure sempre più restrittive sono l’unica arma che abbiamo. Finirà, prima o poi. Un abbraccio e buona resistenza 🙂

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